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Carni rosse processate e tumori: allarmismo esagerato?
Pubblicato da dzamperini in data 30/10/2015 00:00
Pensieri e opinioni professionali
Una metanalisi dello IARC suggerisce che il consumo di alemo 50 grammi di carni rosse rpocessate al giorno è associato ad un aumento del rischio di cancro del colon del 18%.
Ma l'allarmismo che ha suscitano la notiza è davvero giustificato?



Lo IARC (International Agency for Research on Cancer), organismo dell'OMS, ha pubblicato online su Lancet Oncology una corposa analisi della letteratura per determinare il rischio oncologico della carne rossa e della carne rossa processata (cioè carne rossa sottoposta a processi di lavorazione per la conservazione).

Le conclusioni di questa imponente analisi (circa 800 studi) si possono così riassumere:

1) la carne rossa è un probabile agente cancerogeno (gruppo 2A)

2) la carne rossa processata è un agente cancerogeno (classe 1)


L'associazione tra consumo di carne rossa processata e tumori è risultata sopratutto per i tumori del colon, mentre è più debole l'associazione per altri tumori intestinali (stomaco), per il tumore del pancreas e della prostata.

Gli autori citano una metanalisi di 10 studi di coorte secondo la quale il comsumo di almeno 100 grammi di carne rossa al giorno è associato ad un aumento del 17% di cancro del colon (95%CI 1.05-1,31), mentre il consumo di almeno 50 grammi al giorno di carne rossa processata è associata ad un aumento di cancro del colon del 18% (95%CI 1,10 - 1,28).

La pubblicazione del rapporto dello IARC è stata ampiamente rilanciata dalla stampa e dai mezzi radiotelevisivi di tutto il mondo, ma bisogna dire che non si tratta di una novità in senso assoluto perchè il dato era già noto.

Ma è giustificato tutto questo rumore?

Chi scrive avanza alcune obiezioni.

Anzitutto la metanalisi dello IARC ha preso in considerazione studi di tipo osservazionale e non studi randomizzati e controllati. Chi segue questa testata sa quali sono i punti deboli di questo tipo di studi, gravati da numerosi possibili distorsioni.

Per esempio il dato sul consumo di carne veniva raccolto basandosi su interviste o su questionari e quindi passibili del cosiddetto "recall bias". Ogni medico sa quanto spesso sia difficile ottenere informazioni esatte dai ricordi dei pazienti, possiamo immaginate quindi quanto precisi possano essere stati i dati riferiti dai partecipanti ai vari studi circa la frequenza e la quantità di consumo della carne rossa e di quella processata in particolare.

Inoltre va sottolineato che non trattandosi di studi randomizzati e controllati vi è sempre il rischio di incorrere nel "bias di selezione": i soggetti che consumano più carne possono non essere confrontabili con quelli che non consumano carne rossa o ne consumano poca. Per esempio potrebbero altri fattori di rischio come il fumo oppure il consumo di pochi vegetali, etc.
Per scongiurare il bias di selezione degli studi osservazionali gli autori adottano particolari tecniche statistiche per eliminare o ridurre i fattori di confondimento, ma non si può mai avere la certezza che questi non giochino un ruolo determinante nell'alterare i risultati dell'analisi.

Infine va ricordato che gli studi osservazionali provano che vi è una associazione tra un determinato parametro (in questo caso consumo di carne rossa) e un determinato evento (in questo caso una neoplasia del colon). Tuttavia è sempre difficile dire se l'associazione trovata sia davvero di tipo causale. In generale negli studi osservazionali una associazione di tipo causale si può affermare con una probabilità elevata quando l'intervallo di confidenza del rischio relativo (o l'odds ratio) è compreso tra 5,0 e 10,0 mentre è molto elevata se tale intervallo è superiore a 10.
Per valori compresi tra 2,0 e 5,0 l'attendibilità che l'associazione sia di tipo causale è debole-moderata, per valori compresi tra 1,5 e 2,0 siamo nel regno dell'incertezza e per valori compresi tra 1,0 e 1,5 l'incertezza è ancora maggiore e il risultato piò essere semlicemente un gioco del caso. Si osservi che l'intervallo di confidenza per l'associazione tar cancro del colon e carni rosse o carni rosse processate è, secondo lo IARC, sempre inferiore a 1,5 [vedi a proposito di questo problema la voce bigliografica 2].


Come concludere?

A nostro avviso pur non potendo negare che gli studi presi in considerazione dallo IARC portano a dimostrare una associazione tra consumo di carni rosse e certi tipi di tumore, il dato va considerato con una precauzione e cautela perchè vi sono molti fattori di incertezza.

Citando Shackespeare si potrebbe quasi dire: molto rumore per nulla.

Come sempre la virtù sta nel mezzo: continuiamo a consigliare ai nostri pazienti una sana dieta mediterranea che, oltre ai cereali, ai legumi, alle carni bianche, al pesce e ai vegetali, prevede anche un consumo oculato di carni rosse, senza inutili allarmismi che non ci appaiono suffragati da evidenze scientifiche certe.


Renato Rossi


Bibliografia

1. Bouvard V et al. on behalf of the International Agency for Research on Cancer Monograph Working Group. Lancet Oncology. Pubblicato online il 26 ottobre 2015.


 
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