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E' utile lo screening del deficit di vitamina D ?
Pubblicato da dzamperini in data
Medicina Clinica  

Un'ampia revisione della letteratura non ha permesso di determinare il bilancio fra benefici e rischi dello screening della vitamina D in adulti asintomatici viventi in comunità.


 Il deficit di vitamina D è stato messo in relazione a molti esiti avversi tra cui fratture, infezioni, deterioramento cognitivo, depressione, neoplasie ed eventi cardiovascolari.
Inoltre studi di tipo epidemiologico hanno evidenziato che in molti soggetti, anziani ma non solo, i livelli di vitamina D nel sangue sono bassi.
Tra le cause di deficit di vitamina D si citano soprattutto il ridotto introito con l'alimentazione, la ridotta esposizione alla luce solare e l'obesità.

Viene quindi spontaneo chiedersi se valga la pena di implementare il dosaggio della vitamina D in soggetti asintomatici onde evidenziare situazioni di deficit potenzialmente trattabili.

Una revisione della letteratura effettuata dalla United States Preventive Services Task Force ha cercato di chiarire la questione.

La Task Force ammette che vi sono in commercio numerosi test in grado di dosare i livelli di vitamina D nel sangue, ma l'accuratezza di questi test è difficile da determinare. Normalmente si ritiene che la soglia cut off al di sotto della quale si può parlare di deficit sia compresa tra 20 e 30 ng/mL nel siero di 25-idrossivitamina D. Tuttavia, fa notare la Task Force, non esiste ancora un consenso unanime su quale sia la soglia per poter definire il deficit.

Non sono stati trovati studi che abbiano valutati gli effetti dello screening versus il non screening.

Il trattamento di soggetti con deficit asintomatico di vitamina D non ha dimostrato di ridurre il rischio di:
- fratture in chi che non è a rischio per questo outcome
- cancro
- diabete tipo 2.

Il trattamento con vitamina D ha dimostrato di ridurre la mortalità, ma questo beneficio non era più evidente se si escludevano gli studi effettuati in soggetti istituzionalizzati.
Inoltre il trattamento con vitamina D ha dimostrato di ridurre il rischio di caduta negli anziani.

Sempre secondo la Task Force il pericolo di questi trattamenti è molto piccolo o inesistente.

Insomma, la USPSTF conclude che non vi sono prove sufficienti per stabilire quale sia il bilancio tra benefici e rischi dello screening del deficit della vitamina D in adulti asintomatici.

E' opportuno però notare che queste raccomandazioni non sono valide in soggetti che manifestano segni clinici di deficit di vitamina D, in soggetti a rischio fratturativo e negli anziani a rischio di cadute. In questi ultimi la stessa Task Force, in altra occasione, aveva raccomandato una supplemmentazione con vitamina D associata ad adeguato esercizio fisico.
Renato Rossi

Bibliografia

1. LeFevre ML.Screening for vitamin D deficiency in adults: U.S. Preventive Services Task Force recommendation statement. Ann Intern Med. 2015 Jan 20;162:133-140.

2. LeBlanc ES et al. Screening for Vitamin D Deficiency: A Systematic Review for the U.S. Preventive Services Task Force. Ann Intern Med. 2015 Jan 20;162:109-122. d
 
 
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