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Internet ed i Social Network rendono più stupidi chi li usa
Pubblicato da dzamperini in data
Pensieri e opinioni professionali

Internet ed i Social Network rendono più stupidi i nostri figli ( e forse anche noi)
Lo dimostra una recentissima ricerca della Stanford University 




Una importante ricerca condotta dalla Scuola sulla Educazione della Stanford University (1,2) dimostra che la diffusione planetaria di Internet e la affermazione dei Social Network quale principale fonte di informazione ma anche quale riferimento culturale ed ideale per milioni di persone, sta mutando radicalmente il nostro modo di essere, di pensare, di agire: l’effetto sembra quanto mai accentuato e per molti aspetti preoccupante nei soggetti più giovani, che si avvicinano alla cultura ed alla informazione principalmente con questi strumenti.

Da molti anni studiosi e ricercatori hanno lanciato messaggi preoccupati alla comunità internazionale: ricordiamo tra i testi divulgativi “Internet ci rende stupidi?”(3) che analizzava le modifiche cognitive che il web introduce gradualmente nelle nostre menti e l’ottimo testo italiano “PsychoTech Il punto di non ritorno”(4), dedicato al sottile ma pericolosissimo condizionamento psicologico che questi media esercitano su di noi con tecniche raffinatissime di persuasione e manipolazione.

Tra le ricerche rigorose sul tema è sicuramente da citare il “Misinformation Effect” , che potremmo tradurre come Effetto di Alterata Informazione, un meccanismo inconsapevole che altera i nostri ricordi: è legato a limiti nel funzionamento dei nostri processi cognitivi, sempre esistiti ma divenuti importanti e preponderanti con l’uso del Web e dei Social Media;esso si basa sul fatto che in presenza di molte informazioni che si succedono dobbiamo valutare quali scegliere: il grave problema è che generalmente non le confrontiamo valutandole criticamente ma scegliamo l’ultima notizia o la più semplice o quella che ci ha colpito di più.(5)

Un altro smacco per la “computer generation” è stato fornito da un’ altra interessante ricerca che ha dimostrato che chi prende appunti manualmente comprende, seleziona, elabora e riassume quanto ascolta dal docente, quindi apprende e ricorda di più. Chi usa il computer a lezione trascrive spesso fedelmente ma riflette ed elabora meno, quindi tende a ricordare ed imparare meno.(6)
Anche per i Social Newtwork la ricerca ci ha fornito notizie preoccupamti: lo sviluppo delle reti di relazioni virtuali tipo Social Network da punto di vista neurofisiologico non ha effetti sovrapponibili alle tradizionali, “reali” relazioni sociali, ma attiva aree specifiche dei lobi temporali e degli ippocampi. Non sono note le conseguenze neuropsicologiche nel medio-lungo periodo di questi fenomeni, in particolare nei soggetti più giovani: è però prudente sostenere che le relazioni virtuali possano completare ma non dovrebbero sostituire le relazioni reali. (7)

La ricerca della Stanford University è stata condotta su 7804 studenti di 12 stati americani nelle scuole medie inferiori, in quelle superiori e nei college universitari, includendo tanto istituti poco finanziati quanto istituzioni ricche e prestigiose. 
Lo studio prevedeva la somministrazione di 5 batterie di test per ciascuno dei tre livelli scolari :
i test erano finalizzati a valutare la capacità degli studenti di distinguere nel web le fonti autorevoli ed attendibili dalle fonti di scarsa qualità ed a riconoscere i contenuti rispondenti a fatti reali dai contenuti inventati, manipolati o sponsorizzati. 

I risultati dello studio, consultabili in allegato (2),sono stati giudicati dai ricercatori sorprendenti e preoccupanti. Ad esempio, l'ottanta per cento degli studenti di scuola media inferiore invitati a leggere un racconto chiaramente sponsorizzato, lo interpretarono come una testimonianza reale e come tale degna di fede.

I risultati non furono più confortanti per gli studenti delle scuole superiori: solo il 25% circa dei soggetti fu in grado di distinguere le notizie originali provenienti dal sito Fox News da notizie provenienti da una copia contraffatta di Fox News, ed addirittura il 30% degli studenti giudicò più affidabile il falso Fox News in quanto attirava maggiormente la loro attenzione.

Gli studenti del college furono ovviamente sottoposti a test più impegnativi : fu loro richiesto di effettuare alcune ricerche mediante Google e di selezionare le voci rilevanti ai fini della ricerca, distinguendo le notizie attendibili da quelle inaffidabili.
Nel valutare la informazione gli studenti erano nettamente influenzati dalla quantità di notizie a favore di una ipotesi e, per quel che riguardava i siti, dalla numerosità degli accessi al sito:
giudicavano quindi più affidabili le ipotesi con un maggior numero di notizie a proprio favore ed i siti con un maggior numero di accessi, indipendentemente dalla coerenza delle varie fonti e dalla affidabilità del contenuto. 

ll dato quantitativo condizionava dunque fortemente il giudizio limitando l'approccio critico e favorendo una accettazione passiva ed acritica delle notizie. I ricercatori della Stanford University ritengono che da questa ricerca emerga la necessità di un intervento educativo in tutti i livelli scolastici al fine di sviluppare e potenziare le funzioni critiche degli studenti verso le notizie reperibili nel web. 


Conclusioni : 
Internet, I Siti Web ed I Social Media sono parte essenziale ed irrinunciabile della vita di ciascuno di noi: l’uso continuo spesso istintivo, non ragionato, acritico se non addirittura passivo di questi importanti strumenti, modifica ma non arricchisce il nostro modo di essere, pensare, agire. Le conseguenze sembrano essere ancora più importanti e preoccupanti per i giovani che utilizzano Internet quale unica fonte di formazione ed informazione: da anni ricercatori seri ed indipendenti richiamano la attenzione della opinione pubblica su questo allarmante fenomeno. 
Come afferma la Stanford University, sulla base di questa allarmante ricerca, è giunto il momento di educare tutti e specialmente i più giovani, ad un uso critico di Web e Social Media.


Riccardo De Gobbi


Bibliografia 

1) http://ed.stanford.edu/news/stanford-researchers-find-students-have-trouble-judging-credibility-information-online 

2) Report dello studio al seguente link : http://dropbox.com/s/o5xsoitdw9lp6z7/Executive%20Summary%2011.21.16%20-%20collegamento.lnk?dl=0 

3) Carr Nicholas: Internet ci rende stupidi ? Raffaello Cortina Editore Milano 2011

4) Teti Antonio : PsychoTech Il punto di non ritorno Spinger Verlag Italia Editore Milano 2011

5)http://demenzemedicinagenerale.net/mens-sana/recenti-ricerche-delle-neuroscienze-e-della-psicologia-cognitiva/220-in-cosa-consiste-il-misinformation-effect-e-perche-e-cosi-importante-per-web-e-social-media 

6) http://demenzemedicinagenerale.net/mens-sana/recenti-ricerche-delle-neuroscienze-e-della-psicologia-cognitiva/198-a-lezione-e-meglio-prendere-appunti-con-carta-e-penna-o-con-uno-sfavillante-computer-portatile 

7) http://demenzemedicinagenerale.net/mens-sana/recenti-ricerche-delle-neuroscienze-e-della-psicologia-cognitiva/92-lo-sviluppo-delle-reti-di-relazioni-virtuali-social-network-da-punto-di-vista-neurofisiologico-ha-effetti-sovrapponibili-alle-tradizionali-reali-relazioni-sociali

 
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