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IL SENSO DELL’ESSERE MEDICO
Pubblicato da dzamperini in data 25/08/2019 00:00
Opinioni extraprofessionali Tra le varie possibili risposte alla domanda:"Perche' hai fatto il medico?", credo che l'unica valida sia:"Per dare una mano al prossimo".

Giuseppe Ressa, Medico di Famiglia in Roma


In realta' sarebbe meglio dire "agli altri" perche' non mancano, purtroppo, i medici che interpretano la parola "prossimo" nel senso letterale del termine: e chi piu' "prossimo" a se stesso della propria persona? 

Sono nato, come medico, quarant'anni fa, con il culto della figura del medico "filantropo", in qualsiasi contesto egli operasse: un medico "di cuore", prima di tutto. 
Non mancavano gli esempi di un autentico "eroismo" quotidiano, oscuro, lontano dalle luci della ribalta che, invece, illuminano la "Medicina dagli effetti speciali" delle riviste patinate e degli show televisivi. 
Per agire in quel modo, capii presto, e' necessaria la giusta sensibilità, materia che non si può né insegnare né imparare all'università. 

Quegli esempi mi riempivano il giovane cuore: mi tenevano e mi riportavano subito, in alcune occasioni, sul giusto binario, impedendomi il deragliamento verso le strade della vanagloria, dell'auto compiacimento, della soddisfazione del Super Ego. 
Da medico adulto ho, quindi, sviluppato una naturale repulsa per gli atteggiamenti che mettono al centro del mondo sanitario il medico al posto del paziente e ora, che ho tutti i capelli bianchi, sono andato oltre: dal fastidio sono passato all'autentica noia per quelli che agiscono nella propria vita professionale in un modo, per me, distorto; mi annoiano profondamente perche' non eccitano le corde del mio cuore. 

E cosi' ho capito che l'unica risposta alla domanda sul "perche' hai fatto il medico" non poteva che essere quella: l'unica che ti da' la soddisfazione immediata, quotidiana, del "sentirsi utile" e di ripagarti dalle fatiche di una vita certamente molto, troppo?, sacrificata. 
Il "sentirsi utile" va inteso, si badi bene, nel senso giusto, non come quello che gli avversari di Robespierre dicevano di lui:"Avrebbe pagato qualcuno per farsi offrire del denaro, poterlo rifiutare e affermare che era l' 'Incorruttibile', a presente e futura memoria di se stesso". 

A volte capita, in questo agire, di scontrarsi con le debolezze e le meschinita' dell'animo umano; in quei frangenti il medico prova molta delusione e amarezza: si sente impotente di fronte a certi atteggiamenti di pazienti dai quali non pretende la riconoscenza che, come affermava Napoleone, e' il sentimento piu' difficile da sopportare, ma almeno rispetto come essere umano e come medico. 
In quelle occasioni il diavoletto, che e' in noi, riemerge in superficie e ti chiede "Ma chi te lo fa fare?", riportandoti all'egoismo che e' il nemico numero uno del medico: va trafitto immediatamente, come fece S.Giorgio, ma non e’ per niente facile in quei frangenti. 

Fatte salve e date per buone queste premesse, sono sempre piu' sgomento dagli effetti prodotti dalla Medicina dei nostri giorni: la sottocultura medica, alla quale essa si ispira, e' di carattere puramente tecnologico e strettamente pragmatico,impedendo all' "Uomo medico" di svilupparsi grazie all'ibernazione delle sue facolta' intellettuali e umane.

Il "camice bianco", pero', non ha di fronte a se' una malattia ma un essere umano che e' affetto "anche" da una o piu' patologie che si vanno ad "inserire" nella sua persona: un "unicum" irripetibile, caratterizzato da una propria indole, carattere, affettivita', socialita', contestualita' nel mondo del lavoro e filosofia di vita. tutti fattori che condizionano il rapporto del paziente con la malattia, soprattutto se cronica.

La valutazione di tutte queste variabili e' fondamentale nel buon operare del medico e, per questo motivo, egli deve essere plastico, dinamico, cercando di ottenere, nei modi e nei tempi che sono
variabili da paziente a paziente, il miglior risultato possibile in termine di salute.
Tutto quello che, invece, semplifica questo complesso agire del medico e' una banalizzazione pura e semplice del suo difficile ruolo.
Si passa, infatti, da una Medicina "sartoriale" ad una Medicina "da grande magazzino" nella quale non ti prendono le misure col metro a nastro, ma ti chiedono che taglia porti. 

Una volta si diceva che il medico bravo era colui che percorreva le "scorciatoie diagnostiche", facendo eseguire meno esami possibili, ora pare sia esattamente il contrario; una volta si diceva che il medico si deve occupare di diagnosi e terapia, condendo il tutto con una forte dose di umanita', adesso sembra diventato un algido "tecnico della salute" con il viso nascosto dietro il monitor del computer e la mano intenta, con il mouse, a biffare le caselline del questionario diagnostico che assomiglia sempre piu' ad un foglio matricolare militare. 
Tutti i medici, pero', sanno che il loro compito e' incastrare i "dati", cioe' i sintomi riferiti dal paziente, i segni clinici rilevati alla visita e le eventuali risultanze degli esami: se le tessere del mosaico non collimano, la diagnosi traballa per cui se non si svolgono, allo stato dell'arte, le tre fasi del ragionamento clinico, l'errore e' sempre in agguato.

Il senso di frustrazione del paziente aumenta sempre piu' e non a caso, ma con evidente paradosso, i libri piu' astiosi nei confronti dei medici sono scritti proprio da loro, una volta divenuti pazienti.
Il risultato finale e', troppo spesso, la prescrizione di cascate di esami, inutili o ridondanti, con la insulsa conclusione che "Abbiamo fatto tutto, per sicurezza!".
Siccome, poi, nessun esame e' infallibile, ma ognuno di essi e' gravato da risultati falsi positivi
e falsi negativi, il "volano" della Medicina moderna si autoalimenta il "lavoro", con grande soddisfazione dei produttori di costosissimi macchinari ipertecnologici (da rinnovare rigorosamente ogni due anni, si intende).

La conflittualita' crescente tra medico e paziente ha un suo ruolo in questo contesto: purtroppo il delirio di onnipotenza di questa sottocultura medica ha instillato nei pazienti l'idea che la Medicina
sia infallibile e, quindi, se qualcosa va storto, la colpa e', senz'altro, del medico incompetente che va immediatamente denunciato.
Concetti come casualita' o pura e semplice sfortuna sono stati aboliti per decreto, come pure la possibilita' di morire per circostanze chepossono fatalmente accadere, anche se il medico opera "allo stato dell'arte".
Diceva Eduardo De Filippo:"Credere alla jella e' da ignoranti, ma non crederci porta male!", e ce lo siamo dimenticati.

Che dire poi del corpo umano spezzettato in compartimenti stagni, con lo "specialista d'organo" che sa sempre piu' cose di sempre meno cose, fino a sapere quasi tutto di quasi nulla? E' il risultato di una bestemmia concettuale che divide l'unicita' del corpo umano in pezzettini distinti e separati: un insulto alla Biologia che, oltretutto, mortifica il paziente al ruolo di una argentea pallina di un moderno flipper che rimbalza da un medico all'altro fino ad andare in buca!

E cosa dire della Medicina avvilita a Matematica, con medici travestititi da matematici, comandati da matematici travestiti da medici?
I loro indicatori numerici  diventano, senz'altro, dei sensori di salute e di malattia, ma la soddisfazione del medico e del paziente per gli esami preventivi "tutti a posto", in pazienti con stili di vita non salutari,  assomiglia a quella del proprietario di una utilitaria che fa salire a bordo otto persone e si sente tranquillizzato dal fatto che nessuna spia si accende sul cruscotto.
La vera prevenzione, infatti, poggia su stili di vita sani e non solo sui controlli che sono, troppo spesso, solamente la "fotografia" del momento in cui sono stati eseguiti, senza alcun potere predittivo. 
Il problema vero e' che, a causa soprattutto di una mancata educazione sanitaria, questi stili di vita salutari spesso non provocano "piacere" e risulta molto piu' gratificante sdraiarsi sul divano con una sigaretta accesa, con il telecomando del televisore in mano e una montagna di cibo da trangugiare.
La vera prevenzione, con apparente paradosso, la possono fare molto piu' efficacemente gli educatori nella prima fase della nostra vita, rispetto ai medici i quali si devono rapportare con individui adulti che hanno "dinamiche del piacere" consolidate in senso sbagliato nei riguardi della prevenzione. 

Vogliamo,poi, rincorrere le malattie, sulla strada dello sviluppo incessante di nuovi farmaci, per parare gli effetti della vita non sana e antiumana che conduciamo e che, con indifferenza o solo con
inconstistenti proteste, accettiamo in nome del "progresso"? 
Non sara' mai troppo, nella prevenzione, ricordare ogni giorno l'importanza della bonifica dell'ambiente e della corretta filiera alimentare perche', alla fin fine, siamo il risultato di dove viviamo e di cosa mangiamo.

Questa Medicina moderna, inoltre, non si accontenta di quanto gia' detto, vuole di piu'. E' partita, inizialmente, come una delle manifestazioni fattuali del progresso tecnologico per poi, rapidamente, trasformarsi in una vera e propria tirannide culturale: essa, cioe', non vuole limitarsi ad essere solo "una parte" della vita di ognuno di noi, ma la vuol condizionare dalla culla alla tomba,
invadendo ogni attimo della nostra esistenza. 
Come tutte le tirannidi sfrutta appieno il potere dei mezzi di informazione: carta stampata,
televisione, internet, riuscendo a raggiungere il suo scopo ultimo che, viene il sospetto, non sia quello di mettersi al servizio dell'uomo ma quello di trasformare il PAZIENTE in un CONSUMATORE.

Questa Medicina non aspetta piu' il paziente ma lo cerca insistentemente, lo adesca, con lo scopo
di trasformarlo in uno sfortunato passeggero di un mezzo di trasporto il quale, una volta salito a bordo, non puo' piu scendere, anche se preme il pulsante di fermata: la sua destinazione finale e' il
capolinea, lo ha deciso l'autista medico. 
Il problema e' che, mano a mano che passa il tempo, ed aumenta il potere persuasivo e invasivo dei mezzi di informazione, il paziente ha accettato sempre meno criticamente questo modello imposto dalla Medicina moderna arrivando, alla fine, ad esserne un entusiastico adepto il quale spende la sua vita anche a fare proseliti:"Hai fatto questo accertamento? Hai fatto quest'altro? NOOO? Sei un irresponsabile, pensa alla tua famiglia...".
In questa decerebrazione di massa l'entusiastico adepto non si rende conto di essere diventato non solo una buffonesca caricatura di questa sottocultura medica, ma la prima vittima di essa: il senso di
frustrazione e di ansia nevrotica sono diventati, infatti, i prevalenti stati d'animo collettivi.

Questo modello di Medicina, sostanzialmente autoritario, e' andato anche oltre: non si e' accontentato di aver trasformato il PAZIENTE in CONSUMATORE, ma ha voluto creare ed imporre nuovi "bisogni", assimilati addirittura a nuovi "valori". La Medicina moderna, quindi,
non solo ha mutato eventi fisiologici come la gravidanza in una vera e propria malattia, ma ha trasformato le "possibilita' " date dalla biologia in veri e propri "diritti" da inserire in una nuova
Dichiarazione dell'Uomo, essendo quella della Rivoluzione francese, oramai superata.

E cosi', dalla sana accettazione del proprio corpo e dallo sviluppo progressivo della propria spiritualita', l'unica che valorizza e caratterizza l'essere umano, si e' passati all'edonismo
corporeo, al diritto di "essere" diverso da come la Natura ci ha fatti, non rispettando, magari, le dinamiche delle varie fasi della vita umana.
E cosi' vediamo ottantenni che sentono come non negoziabile il “diritto” di fare l'amore come un ardente diciottenne, cinquantenni che passano la loro esistenza su ipertecnologici tapis roulant, guardando con aria di sfida il ventenne che sta al loro fianco.

In questo gorgo di insulsaggini il paziente consumatore si avvita sempre piu', perdendo le coordinate vere della vita di un essere umano e, sostanzialmente, rendendola vana.

Giuseppe Ressa
Medico di famiglia – Internista
Roma

 
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