Il “Mediatore Familiare”, nuova figura professionale in Tribunale e fuori
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Argomento: Normative di interesse sanitario


Sebbene in ritardo rispetto ad altre nazioni, si sta affermando anche in Italia la figura del Mediatore Familiare, con lo scopo di alleggerire i Tribunali aiutando a risolver emolte delle problematiche legate alle separazioni tra coniugi (ma non solo) e alle situazioni di affido congiunto e condiviso dei figli.  Relazione di Roberta Floreani, psicologa, al IV Congresso Promed-Galileo, Uliveto Terme -

 La Mediazione Familiare, pur se ancora poco conosciuta, risale in realta’ al 1992, allorche’ un'équipe di mediatori redasse la “Charte européenne de la formation des médiateurs familiaux”, ripresa poi nel 1997 dal Forum Europeo di Formazione alla Mediazione Familiare.
E’ stato anche stilato un Codice Deontologico dei Mediatori Familiari; sono stati anche aperti degli Albi facenti capo ad Associazioni del settore, in attesa di un riconoscimento pubblico.
Non e’ una Psicoterapia, non e’ una Terapia Familiare!
Si tratta, come fu definita, di  "Un processo che prevede la presenza di un terzo - il mediatore appunto - adeguatamente preparato e con competenze specifiche, che aiuta le parti ad affrontare tutte le questioni connesse alla riorganizzazione familiare in vista della separazione coniugale, nel pieno rispetto delle legislazioni vigenti nei vari paesi".
In mediazione, quindi, i coniugi lavorano insieme con il mediatore per il raggiungimento di un obiettivo concreto: l'elaborazione di accordi di separazione condivisi ed equi per le parti in causa che saranno poi presentati agli avvocati per l’elaborazione legale e al giudice per ottenere la ratifica ufficiale definitiva. 
Mentre tale servizio e’ notevolmente diffuso all’ estero, in Italia si e’ ancora ai primi passi, tuttavia i Tribunali di varie Regioni ( Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Emilia Romagna, Umbria ecc)  hanno iniziato a prendere in considerazione e a consigliare l’ intervento del mediatore al fine di trovare facilitato l’ eventuale successivo iter giudiziario. Il mediatore, in questi casi si affianca agli altri esperti eventualmente indicati dal giudice. Si tratta comunque di usi ancora in evoluzione, in quanto rimane da risolvere, qualora ci sia un invio del giudie, il conflitto tra la volontarietà irrinunciabile della mediazione e la ingiunzione giudiziaria.

 Il percorso di mediazione rappresenta quindi una valida alternativa o una utile integrazione alla tradizionale via giudiziaria: il suo scopo è quello di consentire alle coppie in crisi di rapporto di raggiungere, in prima persona, degli accordi di separazione o di riconciliazione e di essere artefici della riorganizzazione familiare che andrà a regolare la vita futura loro e dei loro figli.
Questo tipo di servizio offerto alla famiglia in crisi si basa su di un presupposto essenziale, che lo differenzia da ogni altro tipo di intervento volto a risolvere le dispute:
 le persone, pur nel disordine emotivo/organizzativo che spesso accompagna una crisi coniugale, hanno la capacità di autodeterminarsi ed assumersi la responsabilità di decidere ciò che è meglio per loro, evitando di delegare ad un terzo, avvocato o giudice che sia, questo compito.
La mediazione familiare mira a creare un setting specifico, uno spazio e un tempo "neutro" dove i coniugi abbiano la possibilità di "ripensarsi" come coppia, o come coppia che si separa ma che rimane unita nell'esercizio della funzione genitoriale:
qualora la separazione dovesse essere l'opzione scelta, i coniugi durante il percorso di mediazione avranno l'opportunità di riorganizzare emotivamente e pragmaticamente la loro vita, in funzione dell’essere e rimanere comunque genitori  ( responsabili dei propri figli e del loro sviluppo psicofisico ed educativo).
Sono i coniugi stessi, con l’intervento facilitante e la guida del mediatore, che evidenzieranno i propri bisogni reali, i bisogni dei figli, le necessità imposte dalla nuova situazione familiare (due nuclei familiari anzichè uno solo), e stabiliranno di quali aspetti della loro vita futura vogliono occuparsi nel percorso di mediazione: Mediazione Globale o Mediazione Parziale.
 Come si struttura l’ intervento di Mediazione?
LA PRE-MEDIAZIONE
Spesso il mediatore si trova di fronte a coppie indecise e dubbiose sul da farsi, a coniugi che data la situazione di alta crisi che stanno vivendo sono insicuri di sé e del proprio futuro: in questo caso, allora, prima di iniziare il processo di mediazione vero e proprio il mediatore struttura una serie di 3 incontri in cui la coppia viene stimolata a lavorare e a riflettere sul futuro, sulle opzioni disponibili e sulla via da seguire per "umanizzare il divorzio".
Da un punto di vista psicologico, infatti, la capacità di separarsi civilmente rappresenta il modo migliore per dirsi addio e per chiudere in positivo e dignitosamente un capitolo della propria vita. E per continuare entrambi ad essere protagonisti, anche se da lontano, della crescita dei propri figli: ci si può separare come coniugi, ma non ci si può mai separare dal proprio ruolo di genitori.

LA MEDIAZIONE
Superati i passi preliminari, vengono organizzati incontri (mediamente 10-12) in cui, in base ad un elenco di priorita’ precedentemente stabilito, si discutono le possibili soluzioni ai problemi piu’ conflittuali.  La discussione verra’ guidata e incanalata dal Mediatore mediante tecniche diverse tarate sul grado di conflittualita’ e di comunicazione tra i “ contendenti”, chiarendo le posizioni, i desideri, le aspettative ed i diritti delle parti, aiutandole a trovare valide alternative ed a superare le impasse di un irrigidimento nella comunicazione e nella negoziazione.
Attraverso un percorso strutturato di negoziazione si giunge a degli accordi "ragionevoli e mutuamente soddisfacenti" su tutti gli aspetti inerenti il divorzio: modalità di affidamento dei figli, calendario delle visite per il genitore non affidatario, assegno di mantenimento, divisioni patrimoniali, spartizione dei beni.
I dati sperimentali derivati dagli studi sulle conseguenze del divorzio condotti a livello mondiale confermano la reale utilita’ di questo meccanismo mettendo in luce un aspetto fondamentale: la durata del rispetto degli accordi è direttamente proporzionale al grado di soddisfazione che questi procurano ai diretti interessati.
Ne deriva che soltanto un accordo “conciliativo”, che rispetti gli interessi di entrambi i coniugi avrà la possibilità di resistere nel tempo.
Gli accordi imposti dal giudice in sede giudiziaria, confermano gli studi condotti negli Stati Uniti, in Canada e in altre nazioni europee,  presentano un numero considerevolmente maggiore di infrazioni o ricorsi giudiziari rispetto a quelli raggiunti dopo un opera di Mediazione Familiare.
Va sottolineato che in Mediazione non ci si occupa del passato e dei motivi che hanno condotto la coppia alla decisione di separarsi (a meno che questi aspetti non siano effettivamente utili dal punto di vista operativo, al fine di costruire quel “tavolo delle mediazioni” che farà da base all'attività negoziale): l'attenzione dei protagonisti si soffermerà soprattutto sui ruoli presenti e futuri e su tutti gli aspetti di gestione del nuovo assetto familiare.
Soprattutto il mediatore non esprime giudizi di colpa a danno dell’ uno o dell’ altro!
 
I DIRITTI DEI MINORI
La mediazione rappresenta anche il modo migliore per i minori di vedere tutelati i loro diritti, bisogni ed interessi. Generalmente, e’ vero, il mediatore non impone nulla in merito al contenuto degli accordi (sui quali soltanto i coniugi hanno diritto di parola) egli ha comunque il dovere di opporsi a quelle decisioni che con evidenza minaccino l'interesse dei bambini. Sono allora i figli, "i terzi assenti nel processo di mediazione", i beneficiari privilegiati di questo tipo di intervento. Anche se non detto esplicitamente, infatti, le problematiche legate ai figli minori (scuola, amicizie, affetti, rapporti mantenuti con i genitori biologici) sono sempre preponderanti rispetto agli altri aspetti (economici, organizzativi) che si presentano nel corso di una crisi familiare.
 
CONCLUSIONI
La mediazione familiare e’, in senso generale, un servizio di aiuto in caso di conflittualità familiare.
Non e’ quindi rivolta necessariamente solo alle coppie in via di separazione: possono utilmente fruirne tutti coloro che vivono una situazione di conflitto in famiglia e che sentono il bisogno di trovare uno spazio neutro in cui confrontarsi per chiarire la propria posizione, le proprie idee, o ritrovare un proprio ruolo coniugale, genitoriale o parentale corroso dal tempo o da situazioni conflittuali.
La mediazione familiare si presenta quindi anche come un aiuto concreto ai padri e alle madri che intendono ripensare in maniera intelligente e costruttiva la riorganizzazione del ménage familiare, eventualmente destrutturato dalla crisi coniugale, anche senza intenzione reale di separazione.

 
Roberta Floreani, Roma, Psicologa, Mediatrice Familiare– roberta.floreani@email.it - Abstract della relazione al IV Congresso Nazionale Promed-Galileo, Uliveto Terme,
 
Fonti e riferimenti:
- Affido condiviso: legge n. 54 dell’08/02/06
- Comitato dei Ministri del Consiglio di Europa, risoluzione n° 616 del 21/01/98
- Tribunale di Bari- 1° sezione civile- decreto del 21/11/2000 di invio in mediazione di una coppia genitoriale
- Altri tribunali in varie regioni italiane: Sicilia, Campania, Umbria, Romagna, Lombardia, Piemonte…
- Centri regionali di formazione e associazioni private nazionali e internazionali
- E’ in Parlamento l’ iter di formazione dell’ Albo specifico
 





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