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Vita di medico: Claudia, la volontaria
Pubblicato da dzamperini in data 17/09/2010 00:00
Opinioni extraprofessionali Il medico vive quotidianamente e ripetutamente esperienza che per la maggior parte delle persone, fortunatamente, restano solo fantasia.
Queste esperienze tuttavia incidono profondamente sulla personalita' e sull' umanita' del medico e delle altre persone che, insieme, svolgono attivita' assistenziale..
Questa e' la storia di Claudia, volontaria del 118, raccontata da Pina Onotri



Oggi è stata una giornata frenetica come al solito. Ultima paziente la signora Angela.
Angela è un'arzilla vecchietta di novant'anni,fa ginnastica dolce al centro anziani e prepara ancora le orecchiette pugliesi fatte a mano,con una tecnica di tanti anni fa. Ogni tanto me ne porta un vassoio. Ha un unico grande problema:è sorda come una campana. Ogni volta perdo più tempo ad urlarle le indicazioni dei vari farmaci e le spiegazioni delle terapie, che a visitarla. Avere con lei una conversazione normale è a dir poco estenuante,soprattutto per me che ho un timbro di voce basso.
 Oggi è un po' pallida,appoggia  al muro il carrello della spesa che utilizza al posto del bastone per mantenere l'equilibrio”Perchè sa, dottoressa,il bastone è meglio lasciarlo per quando ci si fa più vecchi”Ha le vertigini e la vedo un po' strana .
Le misuro la pressione: ce l'ha altissima. Preparo una terapia iniettiva da somministrarle .Mi dice che ha un senso di oppressione al petto e che si sente stringere la gola. Sicuramente è un attacco cardiaco. Le dico che bisogna andare in ospedale  e che chiamerò l'ambulanza. E' presa dal panico:deve riportare a casa il carrello della spesa,preparare la valigia,avvisare i figli. Cerco di farla ragionare e finalmente arriviamo ad un compromesso:avviso la sua vicina di casa che viene a ritirare la spesa,chiamo i figli ,dicendo loro di raggiungerla in ospedale .Finalmente tranquilla mi dà l'ok :posso chiamare il 118 e dare codice rosso. In cinque minuti arriva l'ambulanza .
L'equipaggio viene su a prenderla:un infermiere, un portantino, una volontaria di un'associazione  ,mia paziente tra l'altro,Claudia. Spesso gli equipaggi delle ambulanze sono accompagnati da volontari di questa o quell'altra associazione, con funzioni di portantini, barrellieri, autisti.
Forse molti non sanno che tanti servizi essenziali fanno affidamento sul tempo che persone di buon cuore mettono a disposizione gratuitamente per gli altri,con buona pace delle istituzioni che spesso sono latitanti. Claudia tranquillizza la signora Angela e la porta via. Le chiedo di farmi avere notizie appena può. Mi chiama in serata:”Per la signora è tutto a posto è in osservazione cardiologica. Mi ha promesso  un vassoio di orecchiette appena viene dimessa””Bene, ma non sei contenta?Ti sento giù””E' che durante un intervento, un codice rosso,è morto un paziente. Siamo arrivati subito,abbiamo cercato di  defibrillarlo, non c'è stato niente da fare.I parenti ci hanno anche aggredito.......Ma, non è questo. Sono sotto  shok. Non mi era capitato mai di assistere ad un evento del genere,in quel modo poi”
Cerco di consolarla, perdere un paziente è un evento traumatico anche per gli addetti ai lavori,figuriamoci per chi nella vita fa tutt'altro.”Forse non abbiamo fatto abbastanza,forse potevamo fare meglio, forse se c'era un medico a bordo...”
Eccolo lì il problema ,l'ha detto. Forse, se c'era un medico a bordo le cose sarebbero andate diversamente, o forse no. Questo non potremo mai saperlo. Come non sono mai riuscita a saperlo in tutte quelle circostanze in cui, nella mia attività di medico di continuità assistenziale,ho richiesto un ambulanza medicalizzata e non è mai arrivata con il medico, o quando mi è stato chiesto, tramite la centrale operativa, di andare sul posto per verificare se era veramente il caso di inviare il mezzo non tenendo conto che i tempi di percorrenza e di arrivo del medico di guardia medica non sono quelli del 118 ed in caso di codice rosso sono una manciata di minuti a fare la differenza.
E ancora:essere chiamata al domicilio del paziente,con ambulanza già sul posto, per trascrivere la terapia già stabilita dall' infermiere ,che decide di non ricoverare il paziente, ma di curarlo sul posto;ma poter utilizzare un ricettario e decidere terapie non è nelle sue possibilità.
Quasi sempre i pazienti sono convinti di essere assistiti da un medico del 118,senza, con questa affermazione, nulla togliere alla bravura degli infermieri che fanno di tutto, anche terapia. Un giorno ,un  allora direttore sanitario dell' Ares mi disse che era stata una scelta politica ed economica non medicalizzare tutti i mezzi del 118. Infatti su tutto il Lazio sono operativi circa  200 medici dell'emergenza,tra l'altro moltissimi con contratto a tempo determinato in attesa di sanatoria, altri,regolararmente vincitori di concorso e non ancora assunti,in causa, per questo, con l'Azienda.  E tra le altre cose :contratti di convenzione,appaltati a terzi (non si sa quanti non si sa a chi)per la gestione dell'emergenza sul territorio regionale, cause in piedi con i medici della continuità assistenziale per l'utilizzo improprio che il 118 ne fa.
Mancanza di volontà a completare le piante organiche dell'azienda che ,in proporzione, impiega più amministrativi che medici. Speriamo che il Direttore dell'ARES ne prenda atto.
E che a Claudia non capiti più un'esperienza del genere.
Pina Onotri
 
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