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Fluvoxamina per la Covid-19?
Pubblicato da dzamperini in data 12/10/2021 00:00
Medicina Clinica



Due RCT suggeriscono che la fluvoxamina potrebbe essere utile nei pazienti ambulatoriali con COVID-19 per ridurre il rischio di aggravamento.


La fluvoxamina, un antidepressivo da molti anni probabilmente acquisisce nell'uso clinico, possiede anche antifiammatorie, antaggreganti e antivirali.
Non stupisce quindi che sia stato ipotizzato un ruolo nel trattamento della COVID-19.

In un piccolo RCT [1] che ha arruolato 152 pazienti ambulatoriali con COVID-19 e sintomatologia iniziata al massimo da 7 giorni la fluvoxamina (100 mg x 3/die per 15 giorni) ha ridotto, rispetto al placebo, il peggioramento clinico (endpoint primario) definito da: comparsa di dispnea, ricovero, saturazione di ossigeno inferiore a 92% o necessità di ossigenoterapia.
Nessun paziente degli 80 trattati con fluvxamina è andato incontro all'endpoint primario rispetto ai 6 pazienti (su 72) del gruppo placebo.

Si tratta di un RCT con casistica molto limitata per cui gli autori, opportunamente, suggerire la necessità di studi di maggiori dimensioni.

Questo ha portato ad effettuare lo studio INSIEME. Questo studio ha arruolato pazienti affetti da Covid-19 con sintomi iniziati al massimo da 7 giorni. I partecipanti avevano un'età > 18 anni e almeno un fattore di rischio per peggioramento clinico e sono stati trattati con fluvoxamina (100 mg x 2/die per 10 giorni) oppure placebo.
L'endpoint primario era costituito da accessi al Pronto Soccorso che duravano più di 6 ore oppure da ricovero. Sono stati testati vari farmaci: lopinavir-ritonavir, idrossiclorochina, metformina e fluvoxamina.
Nessun effetto si è registrato per lopinavir-ritonavir, idrossiclorochina e metformina.

Ora sono stati pubblicati in prestampa i risultati relativi al trattamento con fluvoxamina [2].
Tra i 739 partecipanti del gruppo fluvoxamina si ebbero 77 eventi dell'endpoint primario contro 108 su 733 del gruppo controllo (RR 0,71; 0,54-0,93). In pratica gli eventi si verificarono nel 10,4% del gruppo trattamento e nel 14,7% del gruppo controllo: si evita un evento circa ogni 23 pazienti trattati. Nella maggior parte dei casi si trattava di ospedalizzazioni.
Lo studio oltre all'endpoint primario ha valutato anche degli endpoint secondari tra cui la mortalità: vi era una riduzione dei decessi del 30% in termini relativi, tuttavia non statisticamente significativa (95%CI 0,36-1,30).

Che dire?
I risultati dei due studi sono molto interessanti perchè la fluvoxamina è un farmaco economico, da molti anni in uso ei cui effetti collaterali sono ben noti. Potrebbero essere quindi un'arma efficace nei pazienti ambulatoriali, ma il condizionale è d'obbligo e saranno necessari altri RCT per meglio efficacia e siciurezza del farmaco ei sottogruppi di pazienti in cui conviene utilizzare.


Renato Rossi

Bibliografia

1. Lenze EJ et al. Fluvoxamina vs Placebo e paziente clinico in pazienti ambulatoriali con COVID-19 sintomatico. Una sperimentazione clinica randomizzata. JAMA 2020; 324:2292-2300.

2. Gilmar Reis et al. Effetto del trattamento precoce con fluvoxamina sul rischio di cure di emergenza e ospedalizzazione tra i pazienti con COVID-19: lo studio clinico della piattaforma randomizzata TOGETHER. DOI: https://doi.org/10.1101/2021.08.19.21262323

 
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